lunedì, 23 novembre 2009

Perfezione

Il punto non è la bellezza, ma avere tanti piccoli difetti affascinanti.



Inciso da Mihok alle 21:33 | commenti | permalink



giovedì, 19 novembre 2009

Appunti.

L'idea di instillare ancora la vita in quel grembo appestato dal fetore della morte la inorridiva.



Inciso da Mihok alle 19:18 | commenti | permalink



martedì, 27 ottobre 2009

L'aria, un ramo aspetta,
ha ancora intenzioni che arringano per il tuo orgoglio?
Morta la fauna la flora finalmente respira



Inciso da Mihok alle 07:22 | commenti | permalink



venerdì, 23 ottobre 2009

Alchemy: 0

Diario di Alfred Rorge.
Quest'oggi nessun passo avanti. Credo di essere ancora alla fase preliminare, sto raccogliendo le mie fonti.
Il criterio su cui mi baso è muovermi contro la basilare legge dell'alchimia: lo scambio equivalente. Dare tanto per ricevere tanto.
Non credevo fosse possibile che un argomento così solitamente evitato, temuto e censurato potesse essere stato disquisito così ampiamente nei secoli. Mi ritrovo sommerso dai libri alla ricerca di una minima traccia di indicazione. Sicuramente la questione è molto spinosa e suscettibile di sospetti, se dovessero trapelare informazioni sulle mie ricerche, devo perciò tutelarmi tenendo solo questo breve registro.
Sono costretto, proprio per motivi di riservatezza, a recarmi in biblioteca nelle ore più insolite o, meglio, a chiedere permessi di studio per accedervi in orario di chiusura, quando sono sicuro che nessuno possa notarmi intento a sfogliare libri poco... ortodossi.
Comincio a notare una certa concentrazione di trattazioni a riguardo in volumi provenienti da una zona ben precisa del paese. Sicuramente dovrò recarmici al più presto.
Contemporaneamente alle fonti scritte ho da qualche tempo incominciato personali esperimenti. Mi sto spingendo, passo dopo passo, oltre i limiti consentiti.
L'alchimia è una materia delicata, che obbedisce ad alcune regole ben precise, di cui probabilmente la più importante dal punto di vista etico è: l'alchimia non deve essere praticata su esseri viventi. Sarebbe un abominio, una aberrazione. Ma da quanto sto apprendendo l'uomo ha sempre tentato di andare oltre questo limite.
Da nessuna parte, però, è detto quali sono stati gli esiti di tali esperimenti. Mentre al contrario si accentuano particolarmente le ritorsioni sui folli che avevano osato tentare di avvicinarsi a Dio.
E' una domanda che mi sono posto spesso, di questi tempi. Quanto è vicino l'uomo a Dio?
Il desiderio di darmi una risposta credo sia l'impulso che mi spinge a rischiare tutto.
Gli esperimenti continuano.



Inciso da Mihok alle 22:15 | commenti | permalink



lunedì, 12 ottobre 2009

Numero 2

S'era fatta ormai sera e un vento gelido sferzava tra le vie. La luna diventava più chiara di minuto in minuto.
Al centro della città, in posizione dominante, stava la rocca del re. Come una lama, da quest'ultimo, svettava l'altissima torre della Stella, sulla cui sommità era posta un'enorme torcia, che quando veniva accesa era visibile a miglia e miglia di distanza, segno che la città era in pericolo.
Al di sotto della rocca l'abitato si sviluppava su tre livelli concentrici, collegati a spirale da una strada principale e da una serie di viuzze minori che sfidavano i pendii con rampe di scale e ripidi vicoletti.
Su una di queste strade avanzava Grey Lockhart, cupo sotto il mantello.
Ripensava all'assurda predizione di quel vecchio cartomante. Aveva vagato in lungo e in largo per la città alla ricerca di un lavoro, un incarico, di qualunque natura fosse, ma sembrava che nessuno avesse bisogno di una spada in più.
Aveva incontrato anche Kassìm, un vecchio mercante dell'oriente conosciuto tempo addietro, che invece di partire e assoldarlo come scorta ora aveva intenzione di fermarsi per qualche tempo prima di rimettersi in viaggio.
Doveva dunque accettare il vero significato delle parole di quel vecchio: vuote idiozie pronunciate per farsi beffa di lui.
E mentre pensava queste cose il tempo rapidamente era mutato. Un tuono seguì il lampo, e lentamente cominciarono a sentirsi le prime goccie di pioggia ticchettare contro il pavimento lastricato.

Una figurina ammantata di bianco si aggirava furtiva tra i vicoli più bui. Si muoveva a scatti, passando da un'ombra all'altra più in fretta che le esili gambe potevano. Una corsa, poi un'altra e ancora una.
La figura, completamente avvolta nel mantello, dovette fermarsi per riprendere fiato. Faceva freddo, e appena cominciò a piovere si ritrovò in breve completamente zuppa.
C'era, a una certa distanza, un'altra figura, più alta e slanciata, che da lontano la seguiva. L'individuo non si muoveva per le strade, ma sfruttava i tetti, balconi, camminamenti. Come un rapace osservava dall'alto le mosse della stanca figurina che ormai arrancava tra un viottolo e l'altro, visibilmente spaesata.
L'altro, reggendosi ad un balcone, incombeva ormai sopra di lei con spostamenti troppo rapidi perché potesse essere seminato. L'avrebbe facilmente preceduta, se così avesse voluto.
Si teneva però ad una distanza costante che gli permetteva di controllare tutte le strade circostanti.
A poco a poco, si rese conto l'individuo sui tetti, si stavano allontanando dalla zona centrale della città, verso i livelli più bassi, sempre più lontano dalla rocca.
Questi si bloccò, voltandosi indietro come a valutare la distanza, e quando fu soddisfatto riprese l'inseguimento.
Ora l'altra figura stava imboccando un lungo vicolo. L'individuo rapidamente l'avrebbe raggiunta e superata per poi agguantarla proprio all'uscita.
Non gli ci volle molto. In pochi balzi era già a tre quarti della lunghezza del vicoletto mentre l'altra si sarebbe trovata in posizione di lì a pochi attimi.
Si calò quindi sulla strada, proprio alle spalle della figura che ora correva verso l'uscita. Questa riuscì di scatto ad uscire dal vicolo proprio mentre l'inseguitore si slanciava dietro di lei, uscendo alla luce della luna. Ma un attimo prima che questi potesse ghermirla si ritrovò inchiodato contro un muro, trafitto da una spada sopraggiunta all'improvviso.
L'oscura creatura si agitò per qualche istante, protendendo le braccia contro il suo assalitore, soffiando dalla bocca come una belva infuriata. Un altro sussulto e si mutò nebbia, svanendo trasportato dal vento.
Sulla lama non c'era la minima traccia di sangue, ma una macchia scura era invece rimasta sul muro.
Grey Lockhart impallidì per un momento, ripensando a tutto ciò che era avvenuto in pochi attimi.
Riacquistata la lucidità si volse verso la strada, dove trovò l'altro individuo avvolto nel mantello candido e bagnato svenuta in terra.



Inciso da Mihok alle 22:41 | commenti | permalink



lunedì, 05 ottobre 2009

Stato di diritto.

Ragion di Stato. Machiavelli hai fatto scuola.

Sono un Disegnatore Eversivo.



Inciso da Mihok alle 20:33 | commenti | permalink



martedì, 29 settembre 2009

Smeraldo

"Come ti chiami?" Chiese il ragazzo.
"Non... non mi ricordo." Disse l'altro, stupendosi della sua stessa risposta.
"Come dovrei chiamarti, allora?"
Era una domanda legittima da fare. Si guardò intorno spaesato, come cercasse il suo nome scritto sui muri dei palazzi diroccati o su un bidone dell'immondizia in fiamme.
Tante piccole immagini cominciarono a balenargli dalla memoria. La testa gli doleva e sembrava che ogni ricordo provenisse da un passato remoto totalmente cancellato. Questo lo faceva soffrire.
Come se gli eventi accaduti non volessero più mostrarsi, assecondò il proprio istinto e smise di tentare di riportare alla luce dei fatti ormai sepolti alle sue spalle.
L'altro, da sopra la carcassa di un auto, lo guardava con impazienza, come si trovasse di fronte ad un malato. D'un tratto gli sembrò di scorgere nel suo sguardo una nota di pietà, e ciò gli provocò un moto di rabbia perché non ricordava nulla, era una tavola bianca e poteva essere chiunque, per cui quell'altro non aveva nulla per cui compatirlo.
"Chiamami Nero." Fu la prima cosa che gli venne in mente. "Che cosa vuoi da me?"
"Ho dei compagni, a due isolati da qui. Mi stanno aspettando. Andremo alla Piramide di Smeraldo dove si dice vi sia un alto numero di sopravvissuti."
Nero percepì il desiderio di speranza del ragazzo, che quasi non credeva alle sue stesse parole. I sopravvissuti umani erano decimati minuto per minuto. Ondate di robot stavano lentamente sterminando ogni residua sacca di resistenza per poi completare tranquillamente il lavoro con tutti coloro che erano semplicemente troppo deboli per combattere.
Nero fu trafitto dal ricordo di una stanza totalmente buia. Un rumore meccanico si faceva più persistente, poi il lampo di un laser aveva accompagnato delle urla e nulla più. Sentì che aveva avuto paura, ed anche ora al pensiero di poter provare ancora qualcosa del genere gli si raggelava il sangue.
"Vengo con voi! Vi servirà tutto l'aiuto possibile!" Esclamò Nero all'altro che già si stava allontanando e che lo degnò solo di un cenno di approvazione.
Doveva avere alcuni anni in più di lui, camminava sicuro per le strade senza timore di incontrare pattuglie.
La città era una massa informe di edifici sventrati, fiamme e, nel peggiore dei casi, le ultime grida di esseri umani morenti. Nessuno voleva trovarsi in queste situazioni, soprattutto la notte, quando le urla di coloro che lentamente perivano dissanguati o schiacciati o ustionati infestavano il sonno.



Inciso da Mihok alle 22:41 | commenti | permalink



domenica, 27 settembre 2009

Numero 1

"Qual è il tuo nome?" disse il vecchio, mescolando un mazzo di tarocchi.
"Perché dovrei dirtelo, vecchio?" gracchiò l'altro rialzandosi, mestamente ferito nell'orgoglio.
"La tua sorte si lega all'impiccato, cavaliere." Ed estrasse dal mucchio la carta dell'uomo appeso per il collo. "Fortunatamente per te, il tuo ruolo sarà quello della torre."
La medesima figura si sovrappose alla precedente.
Sembrava un presagio di sventura, a darvi ascolto. Di quei segni che non si dovrebbero nemmeno scorgere all'orizzonte per non andare a cercarsi dei guai lungo la strada.
Il cartomante sembrò intuire lo spaesamento dell'uomo, la cui concentrazione era visibilmente ancora offuscata dall'alcol. Si stava agitando.
Intorno ai due la città era ormai sveglia. Ai margini della strada si appostavano pescivendoli urlanti, mendicanti, prostitute che tornavano al proprio bordello.
Mentre le madri si aggiravano per la piazza, al centro di essa i ragazzini giocavano intorno alla torreggiante struttura della forca, la quale emanava ancora un leggero olezzo di cadavere e piscio.
Fu proprio presso la forca che si avvicinò schiamazzando una folla raggruppata attorno ad un carro, entro il quale stavano legati i condannati del giorno, accompagnati dal boia ed altri quattro armati.
La gente li intorno urlava, qualcuno lanciò della verdura marcia contro i prigionieri che, definitivamente rassegnati, non alzavano più nemmeno lo sguardo.
Le guardie che li scortavano dovettero più volte far arretrare gli astanti per raggiungere la struttura al centro.
Erano quattro uomini tra i venti e quarant'anni, due accusati di furto in casa di alcuni nobili e due di assassinio.
Il boia si sfregava le mani, prima calare la leva.
Il cavaliere volse la testa, attirato dallo spettacolo, proprio un attimo prima che la sentenza fosse eseguita. Riuscì così ad osservare gli ultimi istanti di vita di quegli uomini sintetizzati in un rantolo sommesso e una smorfia.
Il pubblico aveva taciuto per un istante per poi scoppiare in urla festose. Di lì a qualche minuto la folla si era già allontanata, ed aveva ripreso le attività quotidiane. I bambini lì intorno si erano allontanati di qualche metro, ora che il posto era occupato da quattro cadaveri freschi.
"Quegli uomini" intervenne il vecchio, distogliendo l'attenzione del cavaliere dalla scena macabra. "Hanno anche loro la carta dell'impiccato, ma sono accompagnati da quella della morte."
L'uomo gettò un'altra occhiata verso la forca, come a cercare tra quei corpi penzolanti anche la figura della mietitrice.
"Invece tu sei la torre." riprese quello. "Il fato ti farà incrociare qualcosa o qualcuno che avrà bisogno del tuo aiuto."
Il vecchio tamburellò con le dita contro il banchetto di legno, come indispettito della mancanza di reazione dell'altro che lo guardava come inebetito.
"Tienilo bene a mente, ragazzo. Ora vattene, ho altri clienti che mi aspettano!" Lo redarguì quello, scostandolo malamente con un braccio.
L'uomo fece qualche passo per tentare di scrollarsi di dosso quella brutta sensazione che lo aveva colto dopo aver ascoltato le insensatezze del cartomante, convinto di spaventarlo.
A sentirlo poteva trattarsi di un'occasione di lavoro. Non erano pochi coloro che ingaggiavano qualcuno per protezione. Succedeva spesso quando ci si accingeva ad effettuare un viaggio verso altre terre. I clienti erano per lo più degli arricchiti che non potevano però permettersi una guardia personale, così si rivolgevano ai mercenari.
Non gli piaceva considerarsi un mercenario, ma era l'unico modo per guadagnare qualche spicciolo, date le sue possibilità.
L'uomo, in un moto di ottimismo, decise di fare un giro per le altre piazze e le locande, così da controllare se qualcuno avesse bisogno di una valida spada. Gli tornò alla mente la pessima figura di poco prima. Poggiò la mano destra sull'impugnatura della lama, sperando che al momento giusto sarebbe riuscito a estrarla.
Il giorno volse rapidamente al termine. La luce scemava e venne la pioggia accompagnata da insistenti raffiche di vento.
Il tempo peggiorava di minuto in minuto e il guerriero tornava, sconfitto, al suo alloggio.
Se non avesse trovato rapidamente del denaro avrebbe dovuto vendere il cavallo.



Inciso da Mihok alle 22:56 | commenti | permalink



lunedì, 21 settembre 2009

Irreale letterario.

«I personaggi di Dan Brown sono completamente piatti e bidimensionali»: parola di Philip Pullman, autore della trilogia di Queste oscure materie, scrittore da oltre quindici milioni di copie vendute. «La fondamentale ignoranza di Dan Brown sui comportamenti umani è stupefacente, e i suoi personaggi dialogano in un modo del tutto irrealistico. Dan Brown non sa come gestire i normali meccanismi letterari, ma questo non interessa né a lui né ai suoi milioni di lettori. Non c’è niente di male a fare ciò che fa, ma non è un grande scrittore».



Inciso da Mihok alle 20:30 | commenti | permalink



sabato, 19 settembre 2009

Numero 0

L'uomo, barcollante e dal passo assai insicuro, avanzò sulla strada fuoriuscendo dal vicolo fetido alle sue spalle, riconquistando l'aria fresca. Camminava un passo alla volta, appoggiandosi di tanto in tanto contro i muri delle case.
Lentamente sembrava stesse riacquistando la lucidità perduta e, resosi meglio conto dello stato in cui versava, si staccò dalla parete per ispezionarsi, assicurandosi di avere ancora con se tutti i suoi averi. Pareva non mancare nulla, ma l'improvviso tentativo di rimanere saldo sui propri piedi gli procurò una forte vertigine e un conato di vomito.
Il sole del mattino aveva invaso tutta la strada, e ora picchiava forte sull'accaldato individuo che incespicava sui suoi passi sotto un mantello scuro. Non riusciva ancora ad aprire del tutto gli occhi e la testa rimbombava ad ogni suono.
Non si sarebbe mai abituato alle sbronze notturne. Avesse avuto un cavallo... il pensiero di tutto quel dondolio lo costrinse ad appoggiarsi di nuovo.
Il suo cavallo era rimasto alle stalle, o almeno così riusciva a ricordare.
Finalmente alzò la testa, raddrizzando il corpo sulla strada, finalmente nella giusta prospettiva.
Qualcuno cominciava a uscire di casa, la città si stava svegliando dal torpore notturno e cominciavano a udirsi i primi chiacchiericci degli uomini alla bottega, il pianto dei lattanti che reclamavano il pasto e le bande di ragazzini che urlavano qui e là.
L'uomo tentò di orientarsi. Doveva essere vicino alla piazza.
"Cavaliere, hai proprio una brutta cera!" Bofonchiò una voce anziana a qualche metro.
Era proprio un vecchio, con una barbetta bianca ordinata e un cappellaccio rammendato che stava ad un banco.
Probabilmente un cartomante.
"Chi dice che sono un cavaliere?" Gracchiò l'uomo acidamente, senza quasi guardarlo.
"Sento un bel tintinnare di una spada lì sotto, ma anche da qui mi accorgo che deve essere coperta di ruggine!"
Palesemente un insulto, ma l'uomo non aveva la forza, in quel momento, di ricordare a quel vecchio incartapecorito che il suo onore sarebbe stato difeso da quella stessa spada e che gliela avrebbe fatta pagare cara.
Riuscì soltanto a emettere una sorta di grugnito e, scostano maldestramente il mantello, cercò di estrarre la lama dal fodero, una operazione tanto elementare quanto, in quel momento, impegnativa.
Lo sforzo gli fece dimenticare per un attimo che doveva mantenersi in equilibrio, così crollo in avanti tirando fuori a malapena un quarto della spada.
In effetti, pensò rialzandosi, era un bel po' di tempo che non se ne serviva, e magari ora anche il suo braccio cominciava ad arrugginire.
Si massaggiò il mento barbuto con una mano, mentre guardava di traverso il vecchio che ridacchiava con quei quattro denti che gli erano rimasti.



Inciso da Mihok alle 23:55 | commenti | permalink









 

...pensieri erranti... ...vento, vento, vento... ...vento e fiamme...



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Telefilm: Heroes, Dexter, DottorHouse, My name is Earl, OZ, Grey's Anatomy, Prison Break.

Anime: Claymore, FullMetalAlchemist, FLCL, Tengen Toppa Gurren Lagann, Ouran Host Club, Death Note.



Dexter
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